Il dono dell’empatia

di Anna Fraddosio Commenta

Spesso volte ci sentiamo stanchi e depressi, o arrabbiati con il mondo intero senza un reale motivo apparente ed allora diamo la colpa agli altri, alle persone che ci stanno intorno, prendendo loro come capro espiatorio di tutta la nostra frustrazione. “Se non ci fosse lui/lei a tormentarmi la mia vita sarebbe fantastica” o “Se avessi un lavoro decente sarei l’uomo più felice del mondo” o ancora “Io vivrei sereno se la gente non mi facesse arrabbiare”.


Diamo quindi la colpa a chi sta all’esterno pensando che se la situazione cambiasse staremmo sicuramente meglio, eppure quando accade, un altro problema si presenta, o non gioiamo come avremmo immaginato di gioire. Questo perché? Perché a volte il problema non è all’esterno ma dentro di noi. Alcuni malesseri possono essere stati portati da un’infanzia difficile, o da una vita passata o da molte vite passate che hanno lasciato un segno indelebile sulla nostra anima, ed in quel caso c’è poco da fare, se non tornare indietro alla fonte per capire il problema.

Altre volte però il problema siamo noi o meglio la nostra marcata sensibilità, ascoltiamo i problemi degli altri e li assorbiamo come se fossero i nostri, accumulando energia e pensieri negativi poco per volta, fino a quando le emozioni degli altri diventano le nostre, e non riusciamo più a scindere le due cose, a capire quali sentimenti o emozioni sono nostri e quali quelli delle persone vicine.

Questa marcata sensibilità, il sentire, l’immedesimarsi alla perfezione nella situazione che l’altra persona ci pone, il sentire il bisogno di fare qualcosa, di aiutare, ha un nome: empatia. Alcuni sanno di esserlo, sono consapevoli del loro “dono” altri non lo sono. Ma come facciamo a capire se noi siamo empatici? La risposta nei prossimi articoli.

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